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Che tipo di genitore vorresti essere un giorno? La parola ai ragazzi

di Maura Manca, Psicologa

25 luglio 2022

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Il braccio di ferro tra genitore e figlio è una condizione quasi inevitabile quando ci si immerge nelle acque dell’adolescenza. Si devono affrontare grandi cambiamenti e non sempre si sa come muoversi perché qualsiasi cosa si faccia per loro, molto spesso, sembra sbagliata. Si fa fatica a trovare le parole giuste e, in alcuni casi, non si sa proprio cosa inventarsi per trovare una connessione positiva con loro.

A partire da questa premessa, gli esperti dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, per comprendere più a fondo i loro bisogni, hanno pensato di porre direttamente ai ragazzi la seguente domanda: “che tipo di genitore vorresti essere?”. In questo approfondimento, frutto del lavoro quotidiano con preadolescenti e adolescenti, sono emersi aspetti estremamente interessanti e molto profondi.

I ragazzi, quindi, cosa stanno realmente cercando?

I bisogni che accompagnano la maggior parte dei ragazzi sono quelli di essere ascoltati e di qualcuno che sia in grado di leggere nei loro pensieri. Troppo spesso si va veloci, di fretta, immersi nella frenesia del quotidiano. In questa condizione non si ha il tempo di sintonizzarsi con loro e si arriva a dare troppe cose per scontate quando invece, a detta loro, serve più presenza. Ma cosa significa per loro “esserci”, “presenza” e “coerenza”?

“Vorrei essere un genitore attento, che non si ferma solo alle apparenze e che riesce ad accorgersi quando anche dietro ad un sorriso si nasconde qualcosa che non va. Non darei peso solo alla scuola ma anche a tutto il resto”.

“Farei capire a mio figlio che non è solo, che di qualsiasi cosa voglia parlare io ci sono. Vorrei fargli capire che a volte per aiutare qualcuno non c’è sempre bisogno di parole, ma basta semplicemente un gesto”

Hanno l’esigenza di esprimere quello che sentono e che hanno dentro senza la paura di essere giudicati, con la consapevolezza di avere dei genitori che credono in loro.

“Non giudicherei mio figlio: ogni sua scelta, se ritenuta da lui giusta, lo sarà anche per me. Non farei paragoni, perché ognuno è diverso e non può essere comparato ad altre persone”.

“Vorrei essere un genitore che supporta il figlio in ogni decisione e che dica spesso ‘Sono orgogliosa di te!”.

“Vorrei far capire a mio figlio che non lo giudico anche quando magari non sono d’accordo con quello che dice o che pensa. Vorrei non trasmettere il peso delle mie aspettative e aiutarlo a fare davvero quello che vuole e a realizzare i suoi progetti, senza decidere al suo posto o influenzarlo”.

Inoltre, i figli hanno bisogno di coerenza da parte dei genitori, non di messaggi contrastanti: chiarezza ed onestà li aiuteranno a comprendere ciò che gli accade intorno, nel bene e nel male. Per fare questo servono regole e paletti definiti che li aiutano nella loro crescita anche a definire i confini psichici, identificare i propri limiti e quindi a contenerli nelle diverse fasi dello sviluppo.

“Vorrei essere un genitore coerente. Non vorrei dire a mio figlio come si deve comportare, quello che deve o non deve fare, e poi fare l’esatto contrario e trasmettergli un messaggio diverso”

Infine, i ragazzi pervasi dalle loro fragilità e insicurezze hanno bisogno, oggi più che mai, di punti di riferimento solidi sui quali poter contare nei momenti di difficoltà, che siano in grado di trasmettere valori e insegnamenti.

“Vorrei essere come un pilastro per mio figlio. Vorrei insegnargli che nella vita si fanno scelte che comportano conseguenze, e che assumersi le proprie responsabilità è molto importante per crescere”.

“Gli insegnerei che nella vita non bisogna pensare solo a sé stessi ma neanche trascurare troppo il proprio io, perché secondo me è la parte più importante di una persona. Gli direi che nell’amore e nell’amicizia possono esserci delusioni, ma che non significa che questo debba cambiare ciò in cui crede”

“Non vorrei mai condizionarli con le mie ansie e le mie paure, ma vorrei poter riuscire a lasciarli liberi di scegliere e magari anche di fare delle cavolate, perché solo così potranno crescere davvero”.

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