Quando i figli sono vittime delle guerre tra genitori

di Maurizio Tucci, giornalista

“Una separazione, specie se ci sono figli, è sempre fonte di sofferenza profonda, ma non è certo la separazione di per sé a minacciare il bisogno/diritto dei figli alla pace familiare, quanto le modalità di questa separazione e lo stato dei rapporti tra i genitori. Per questo è bene chiedersi non soltanto quali rischi corrano i figli dei genitori separati, ma quali rischi corra ogni bambino e bambina, ogni ragazzo e ragazza, quando i due genitori, separati o meno, sono in guerra, calda o fredda che sia”.

 

 

Genitori Ancòra compie 30 anni

E’ con queste parole che Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza e punto di riferimento certo per chi di infanzia e di adolescenza si occupa, ha aperto il suo intervento al Trentennale dell’Associazione GeA Genitori Ancòra (che si è tenuto a Milano l’8 novembre scorso), associazione di promozione sociale senza fini di lucro, che Scaparro e Irene Bernardini hanno fondato nel 1987.

Nel corso dell’evento sono state ricordate le linee ispiratrici sulle quali GeA – puntando essenzialmente sul valore della mediazione familiare e della formazione – lavora da trent’anni per contenere le conseguenze negative, in particolare per i figli, di una cattiva separazione:

  • la separazione e divorzio non vanno considerati come una patologia del sociale e i loro alti costi psicologici ed economici sono dovuti spesso a un contesto, istituzionale e non, che anziché ridurre o almeno controllare gli effetti negativi del conflitto, talvolta lo aggravano;
  • padri e madri in separazione, opportunamente aiutati, possono raggiungere accordi soddisfacenti per loro e per i figli che tengano conto dei bisogni fondamentali di bambini ed adolescenti;
  • i genitori anche dopo la separazione possono mantenere e valorizzare il loro compito genitoriale comune per prevenire il danno provocato nei figli dalla cessazione del dialogo tra gli adulti.

Un problema scottante e di grande rilevanza sociale, questo su cui lavora GeA, se teniamo conto del fatto che ogni anno in Italia (stando ai dati ISTAT del 2015, ultimi disponibili) ci sono in media circa 90.000 separazioni, delle quali oltre la metà riguardano coppie con figli minori. Sono dunque decine di migliaia i bambini e gli adolescenti che si trovano, loro malgrado, in “prima linea”, in una guerra non loro, subendone le conseguenze e senza rendersi nemmeno conto, talvolta, di cosa stia succedendo e, soprattutto, del perché.

Parla l’avvocato

E spesso è proprio il mondo legale e giudiziario – inevitabilmente chiamato in causa quando sono in ballo separazioni e divorzi – a chiedere informazione e aggiornamento sulle caratteristiche della mediazione familiare e sulle possibili forme di collaborazione tra mediatori – giudici – avvocati nella gestione del conflitto.
Conosce bene i problemi che derivano dalle separazioni conflittuali, purtroppo molto frequenti, Roberta Quagliuolo, avvocato a Milano, esperta di diritto di famiglia e referente dell’Associazione Laboratorio Adolescenza per tali problematiche, che commenta:“Uno dei compiti più difficili per l’avvocato è quello di far comprendere ai genitori quanto possa nuocere ai figli “il tiro alla fune” a cui vengono inevitabilmente sottoposti, specie quando vengono coinvolti in prima persona nelle liti, nelle vendette e nelle ripicche degli adulti. Per questo ritengo fondamentale, nello svolgimento della mia professione, tutelare il cliente senza però perdere mai di vista – in via prioritaria – l’interesse ed il bene dei minori coinvolti. Importantissimo, in questo delicato contesto – sottolinea Roberta Quagliuolo – un imprescindibile impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo (avvocati, giudici, psicologi, mediatori ecc…) per far comprendere ai coniugi in lite che il mutamento dell’assetto familiare conseguente a una separazione o a un divorzio, seppur assai doloroso e faticoso, non deve necessariamente trasformarsi in una battaglia giudiziaria senza fine. Perché l’incapacità degli adulti ad affrontare il conflitto in maniera sensata e ragionevole,rischia di creare ai figli gravi danni in ambito affettivo e psicologico, senza mai un vincitore, ma solo sconfitti”.

Parla il pediatra

Ed anche i pediatri entrano inevitabilmente in gioco quando ci sono separazioni conflittuali. “Purtroppo è tendenza diffusa – riferisce Marina Picca, pediatra di famiglia di Milano, e presidente Società Italiana di Cure Primarie pediatriche –Lombardia – attribuire disturbi del bambino, reali o psicosomatici che siano, alla scarsa affidabilità di accudimento dell’altro coniuge : dal proporre una alimentazione scorretta, ad abitudini o ritmi di vita non adeguati( si è ammalato perché e’ stato in giro tutto il giorno anche se pioveva, oppure aveva la tosse ma e’ andato a giocare al pallone, …) , a non sapere interpretare e soddisfare (specie quando il bambino è piccolo) i suoi bisogni. E spesso i figli subiscono in modo evidente l’influenza del giudizio del genitore con il quale vivono abitualmente. Compito del pediatra, a volte davvero molto difficile, è cercare di capire se e quanto le “trascuratezze” denunciate siano reali o non facciano invece parte di un’opera di delegittimazione dell’altro genitore, atteggiamento frequente che influenza negativamente lo sviluppo del bambino e del ragazzo e l’equilibrio delle relazioni familiari, e cercare di intervenire con ruolo mediatorio. Specie quando – a volte capita anche questo – il genitore arriva anche a chiedere al pediatra un certificato medico compiacente per evitare che il figlio trascorra con l’altro genitore i giorni che gli competono.
Sono invece rari – evidenzia Marina Picca – i casi in cui i genitori con grande senso di responsabilità arrivano insieme dal pediatra (senza il bambino), per parlare della separazione in atto e delle problematiche che il figlio si troverà ad affrontare in un periodo psicologicamente difficile”.

Il vero amore per i figli

“Alla base dello sviluppo infantile e a garanzia di un buono sviluppo cognitivo, affettivo, sociale e morale di bambini e bambine – ci ricorda Fulvio Scaparro, che è anche il referente per l’area psicologica di Laboratorio Adolescenza – sono individuabili tre aspetti che vanno tutti soddisfatti:

  • accoglienza, accettazione, contenimento, vicinanza, ascolto;
  • cura, accudimento, istruzione, guida;
  • introduzione al mondo, promozione delle capacità, dell’autonomia e dell’indipendenza, soprattutto attraverso l’esempio adulto.

“Ciascuno di questi momenti – conclude il fondatore di GeA – è preparatorio all’altro e tutti sono interdipendenti, per cui possiamo chiamare “amore” il rispetto di tutti e tre questi fondamenti dello sviluppo infantile. Non è la separazione in sé, né il conflitto (se civile e responsabile) che minaccia la realizzazione dell’amore per i figli, ma la guerra tra genitori. Quella guerra distruttiva che calpesta tutto ciò che c’è intorno, figli compresi. Ed è proprio per combattere questa guerra, nel primario interesse dei bambini e degli adolescenti, che “Genitori Ancòra” lavora da tren’anni”.

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