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Le pagelle del primo quadrimestre. Le 5 cose che i genitori devono sapere

di Alberto Pellai, Psicologo e Psicoterapeuta

12 febbraio 2019

19483 Views

Arriva la pagella. E non è un passaggio o un momento formale. Perché, volenti o nolenti, la pagella racconta molte cose, non solo il profitto scolastico di nostro figlio.

La pagella infatti ci dice come un bambino ha vissuto la prima parte dell’anno scolastico, quali sono i suoi punti di forza e quelli in cui eventualmente manifesta qualche difficoltà. Ma ci dice anche qualcosa che non ha a che fare con il solo profitto. Ovvero, racconta come un alunno  “vive” il clima di classe, qual è il suo stile di partecipazione alle attività di gruppo e il suo modo di reagire agli stimoli che gli vengono proposti dai docenti.

Per noi genitori, la pagella dovrebbe essere una sorta di descrizione di elementi di cui già siamo a conoscenza. Nel corso del primo quadrimestre, il dialogo con i docenti di nostro figlio e l’aggiornamento proposto in tempo reale dai registri elettronici – in uso ormai praticamente dappertutto – ci dovrebbero aver consentito di avere una pre-visione sufficientemente attendibile di ciò che si trova riportato nella pagella del primo quadrimestre.

Che cosa fare se il bambino mostra qualche difficoltà certificata anche dalla valutazione presente in pagella? Ecco cinque consigli che dovrebbero aiutarci a far fronte ad aspetti problematici rilevati dalla pagella del primo quadrimestre

  • NO AL CONFLITTO CON LA SCUOLA

La prima cosa da non fare è quella di attribuire la responsabilità ai criteri di giudizio dei docenti dei nostri figli. Ovvero, pensare: “Tutta colpa del maestro/della maestra, che sono troppo severi o pretenziosi”.  I docenti sono grandi esperti di valutazione scolastica e non hanno come loro priorità quella di produrre frustrazione nei loro studenti con la valutazione in pagella. E questo vale ancora di più alla scuola primaria dove gli insegnanti sono molto attenti a sostenere sempre l’impegno e la voglia di fare meglio dei loro alunni.

Avere un atteggiamento di colpevolizzazione del docente di fronte ad un insuccesso scolastico di un figlio è purtroppo tra i genitori di oggi molto più frequente che in passato. E questo non fa bene a nessuno. Generare un conflitto tra scuola e famiglia rappresenta l’esatto contrario di ciò che serve ad  un figlio, che ha bisogno di constatare che gli adulti di riferimento della sua vita “si alleano” quando in gioco c’è il suo successo evolutivo. Vedere che scuola e famiglia hanno una visione “allineata” rispetto al suo rendimento scolastico e all’analisi di un suo eventuale insuccesso rimane per lui un punto di partenza adeguato per produrre i cambiamenti che gli sono necessari.

  • FATEVI CONSIGLIARE DAGLI INSEGNANTI SUGLI EVENTUALI CAMBIAMENTI DA PROMUOVERE

Invece di contestare il voto in pagella, se lo ritenete insoddisfacente o inadeguato, provate a verificare con il docente perché ha optato per questa valutazione in pagella. I docenti hanno uno sguardo complesso e competente sulla riuscita scolastica dei loro alunni. Sanno che cosa serve ad un alunno per migliorare il proprio profitto. A volte un voto non del tutto soddisfacente serve da stimolo per invitare a fare meglio un bambino troppo svogliato.

  • FATE ATTENZIONE ALL’EFFETTO MULTITASKING

A volte, invece un voto insoddisfacente in pagella certifica una difficoltà del bambino a rimanere concentrato sugli obiettivi di apprendimento. Sempre più spesso, infatti, bambini e ragazzi tendono a studiare con modalità “multitasking” ovvero mescolando alle funzioni di apprendimento, anche abbondanti attività sui loro schermi, come videogiochi, ascolto della musica, interazioni nei social o visione di programmi alla televisione. Così capita che parte del loro sforzo attentivo sia sul compito o sulla lezione da studiare, mentre una consistente frazione delle loro energie mentali viene deviata dagli stimoli provenienti da piccoli e grandi schermi. La pagella può rappresentare un’ottima occasione per noi genitori per “fare il punto della situazione” con i nostri figli, rimettere ordine laddove loro invece si sono mossi in modo caotico e disordinato nel territorio del “multtasking”. Se i risultati in pagella, perciò, non sono stati adeguati alle aspettative per via dell’eccessiva immersione nel mondo delle tecnologie, essa può rappresentare un buon motivo per firmare un nuovo contratto educativo con il proprio figlio in cui le regole da rispettare e l’habitat di studio (che deve essere libero dalle tecnologie) vanno ridefinite in modo fermo e preciso

  • A VOLTE E’ UN PROBLEMA DI METODO

A volte invece il problema più grande è un problema di metodo. Per esempio, nel passaggio da seconda a terza classe della scuola primaria, aumenta il carico di fatica cognitiva che i bambini devono fare. Aumentano i dati da memorizzare e le informazioni da studiare. Diventa spesso necessario imparare a verbalizzare ciò che è stato appreso. E i bambini fanno fatica a raccontare dati e informazioni che appartengono alla categoria dell’astratto. Soprattutto, spesso mancano di abitudine a farlo ed ecco perché può essere molto utile aiutarli e stimolarli a leggere e ripetere a voce alta. Può essere utile anche chiedere loro di registrare la ripetizione della loro lezione e poi riascoltarsi, così che essi stessi possono valutare, dopo essersi ascoltati, il livello di comprensione e di memorizzazione del testo di cui devono dimostrare l’apprendimento

  • STOP ALL’ANSIA DA PERFORMANCE

Forse, per noi genitori del terzo millennio, il consiglio migliore rimane quello di non rimanere “travolti” dall’ansia da performance che spesso domina le nostre vite e che a volte, inconsapevolmente, trasferiamo anche sui nostri figli. Verificare cosa hanno preso gli altri, confrontare i voti in pagella di uno o dell’altro, soffrire perché il voto in pagella non corrisponde alla media matematica presente sul registro elettronico non ha alcun senso e può fare molto male ai nostri figli. Un genitore in ansia o arrabbiato per un voto in pagella non all’altezza dell’aspettativa può essere più dannoso per un bambino del voto stesso. Quindi, calma e sangue freddo. I nostri figli non sono i voti che prendono e una pagella del primo quadrimestre deve essere semplicemente vista come uno strumento che può aiutarci a comprendere i punti di forza e i punti di vulnerabilità, su cui, con calma e tranquillità, apportare i cambiamenti educativi che possono aiutare ogni alunno ad ottenere il meglio dal suo impegno e dal suo coinvolgimento nella vita scolastica.

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