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L’influenza si avvicina. Meglio prevenire!

di Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia

24 ottobre 2019

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Si avvicina il momento del vaccino antinfluenzale, ed è il momento di approfondire questo argomento.

Prima di tutto dobbiamo ricordare che l’influenza (quella vera, la più pericolosa) si presenta nel nostro paese tipicamente dalla metà di gennaio e circola con grande intensità fino a marzo. Questo è quello che accade di solito, ma è successo negli ultimi anni di trovarci il virus tra i piedi con un mese di anticipo. Non sappiamo perché questo accada e neppure possiamo prevederlo: ma siccome al nostro sistema immunitario servono almeno due settimane per sfruttare la stimolazione dovuta al vaccino e stabilire una protezione, è importante non ritardare. Andate subito dal vostro medico e provvedete senza esitazioni: il vaccino è sicurissimo ed è relativamente efficace.

Purtroppo ho dovuto scrivere “relativamente”. Infatti mentre molti vaccini – come quello contro il morbillo, o quello contro il tetano, per fare due esempi – hanno una efficacia che si avvicina al 100%, questo non è vero per il vaccino antinfluenzale, che ha una efficacia molto inferiore.

Questa relativa inefficacia è dovuta in parte al fatto che il virus cambia ogni anno: a febbraio l’Organizzazione Mondiale della Sanità fa una previsione sui ceppi che circoleranno l’anno successivo, ma come si apprende presto con quelle che riguardano la meteorologia, non sempre con le previsioni ci si azzecca. Per cui se i ceppi che circolano sono quelli che sono stati inclusi nel vaccino (o sono molto simili) la protezione è buona; se invece i ceppi che circolano sono diversi, l’efficacia è di gran lunga inferiore.

Altre caratteristiche del vaccino che contribuiscono a questa scarsa efficacia sono legate al fatto che questo vaccino, costituito da proteine del virus, non è in grado di suscitare l’immunità legata agli anticorpi di tipo IgA – quelli che si trovano sulle mucose – che sono particolarmente efficaci nel proteggerci da tutte le infezioni respiratorie: gli anticorpi suscitati dal vaccino sono di tipo IgG,  sono solo nel sangue e la loro capacità di difenderci è inferiore. Infine il vaccino suscita una risposta immunitaria diretta principalmente contro la regione virale che più facilmente cambia da un anno all’altro; questo fa sì che per il virus non sia particolarmente complicato sfuggire alle nostre difese e infettarci.

Insomma, abbiamo un vaccino vecchio, poco efficace e con molte caratteristiche poco desiderabili: sarebbe certamente il caso di metterne a punto uno migliore, ma al momento non ce l’abbiamo. Per cui dobbiamo utilizzare quello disponibile. Ne vale la pena?

Certo che ne vale la pena: il vaccino è – come detto – sicurissimo e l’incidenza di effetti collaterali gravi è talmente bassa che è difficile da calcolare. Quindi la vaccinazione è, per riprendere le parole di Blaise Pascal sull’esistenza di Dio, una scommessa dove si può solo vincere e non si perde mai. Quanto possiamo vincere? La protezione non è certo un granché ma è comunque sempre rilevante. Se prendiamo i dati statunitensi (che sono i più accurati) e andiamo a vedere la capacità protettiva del vaccino antinfluenzale anno per anno, ci rendiamo conto che si va da un deludente 19% fino a un massimo del 60%. Verrebbe da essere poco soddisfatti, ma vediamo il problema da un altro punto di vista: nessuno si sogna di non mettere il casco quando va in moto, eppure l’efficacia del casco nel ridurre le morti dovute agli incidenti motociclistici è intorno al 37%. Se pensiamo a questo, di rendiamo conto che, anche se l’efficacia del vaccino non è fantastica, è comunque sciocco rifiutare una non trascurabile protezione che possiamo conseguire correndo un rischio trascurabile. .

Oltre a questo, bisogna considerare che non esiste solo la protezione individuale: chi si vaccina impedisce al virus di circolare e questo aumenta la difesa collettiva contro l’influenza, grazie a una maggiore immunità di gregge. Per questo è particolarmente importante vaccinare, oltre alle persone a rischio che rientrano nelle categorie che maggiormente possono beneficiare della vaccinazione, anche quelli che a queste persone sono vicine, perché così diminuiremo la possibilità di una loro infezione.

In particolare è cruciale che a vaccinarsi senza esitazioni siano tutti i medici e i sanitari: possono contrarre l’influenza con grande facilità e altrettanto facilmente possono trasmetterla a persone più deboli che possono soffrire danni più gravi da una eventuale infezione.

E tutti gli altri? Io preferisco fare mio il consiglio che viene dato dal ministero della sanità statuinitense. A meno di controindicazioni, che come vi ho detto sono rarissime, tutte le persone sopra i sei mesi dovrebbero vaccinarsi.

Certo, questo vuole dire che le case farmaceutiche guadagnano un sacco di soldi: chiediamogli di investire una parte cospicua di questi profitti in un vaccino migliore. Se continueranno a incassare lauti guadagni con il vaccino già disponibile, non avranno una motivazione sufficiente per assumersi il rischio di provare a inventarne uno più efficace.

Per approfondire

https://www.iihs.org/iihs/topics/t/motorcycles/fatalityfacts/motorcycles

https://www.cdc.gov/flu/professionals/vaccination/effectiveness-studies.htm

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