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Contrastare il bullismo, insegnando ai ragazzi a combattere le loro paure e puntare sui leader

di Maura Manca, Psicologa

3 dicembre 2019

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Per contrastare il bullismo dobbiamo insegnare ai ragazzi a combattere le loro paure, a non abbassare la testa davanti a niente e a nessuno e bisogna puntare sui leader, su chi aiuta i più deboli senza aver bisogno di prevaricarli.

A tanti ragazzi vittime di bullismo viene rubata la spensieratezza, la fiducia in se stessi e nell’altro e spesso la vitalità. Spendiamo tante parole per stilare strategie per contrastare un fenomeno che abbraccia trasversalmente bambini di scuole dell’infanzia e adolescenti di scuole secondarie. I ragazzi vittime di bullismo devono riacquistare la fiducia in se stessi, devono credere nella forza del gruppo e dell’alleanza. Le vittime troppe spesso si sentono sole e si isolano: una condizione che rischia di diventare una prigione emotiva.

Per uscirne è importante partire dal costruire una rete, parlare con i compagni, con quelli più sensibili, più solidali e formare una piccolo gruppo di sostegno e di supporto. Da soli non si sconfigge il bullismo, in gruppo sì. Chi è vittima deve fare i conti con la paura e spesso i bulli si approfittano delle paure dei ragazzi più delicati di animo, delle loro debolezze e delle loro sensibilità. Rispettano la forza, o meglio, ciò che interpretano come forza. Chi è vittima li vede come forti e si percepisce come debole, diventando così un circolo vizioso in cui si rinforzano i ruoli. È così che si struttura il bullismo, episodio dopo episodio e paura dopo paura.

Il bullismo si può combattere anche con la testa, con l’uscire da quel ruolo e con la ricerca attiva di una soluzione perché nessuno può rubare il sorriso ad un’altra persona e risucchiargli la salute. Si deve partire dal capire che chi ha bisogno di farsi forte sulle debolezze altrui, non è forte, non è un vincente, è un ragazzo che solo bisogno di dirsi quanto è forte perché non lo è. Chi è veramente forte aiuta chi è più debole, gli dà una mano e si schiera con lui. Questa è la vera forza, non prevaricare qualcuno per ciò che viene considerato “difetto” fisico o caratteriale. Purtroppo troppo spesso si confonde erroneamente il bullo con il leader. Il leader trascina, ha un effetto positivo, ha dei valori, è propositivo, difende e tutela e non ha bisogno di prevaricare. Il leader sa che il bullo ha bisogno del suo branco per acquisire ancora più forza. Solo supportato dalla tecnologia e dagli omertosi si sente invincibile, figo e sufficientemente cattivo. Da soli, a tu per tu con il problema, spogliati di quel ruolo, non sono bulli, sono ragazzi come altri, tante volte fragili. Questo ovviamente non li giustifica affatto ma permettere di capire che si deve reagire affrontando le proprie paure, guardando in faccia il problema, perché nella vita potrà capitare anche in altre occasioni di trovare questo tipo di persone alle quali non se la deve mai e poi mai dare vinta.

Le paure si possono usare, possono diventare alleate, possono essere trasformate in risorsa. Se si ha paura delle proprie paure vengono solo alimentate, diventano sempre più grandi e arrivano a soffocare. La forza si acquisisce combattendo se stessi e le proprie paure. Si deve credere in se stessi, non si deve credere e farsi condizionare dalle cattiverie che dicono gli altri, si deve credere di poterci riuscire, solo così è possibile smuovere quell’energia giusta per reagire. Il bullo sguazza sul fatto che chi è vittima rimane spesso impantanato in se stesso. Se il bullo vede che non può fare più leva non proverà più soddisfazione, non otterrà più il suo scopo e i suoi comportamenti non avranno più motivo di esistere. Per questa ragione non si deve sprecare tempo a odiare i bulli, a farsi domande, a cercare di capire perché si comportano in quel modo così ingiusto. Il tempo passa e loro si rinforzano. Il tempo è un bene prezioso che dobbiamo usare sfruttandolo al meglio senza regalarlo a nessuno, quantomeno ai bulli.

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