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Chi usa punizioni corporali con i figli può essere considerato un fuori-legge?

di Alberto Pellai, Medico Psicoterapeuta dell'età evolutiva, Ricercatore, Dip. Scienze Biomediche dell'università degli Studi di Milano

14 maggio 2020

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Dal 2022 il Galles dichiarerà reato l’intervento educativo dei genitori a base di ceffoni e sculacciate. Non condivido l’idea che un genitore che sbaglia intervento educativo debba essere considerato un fuorilegge. Molte mamme e papà agiscono in funzione di ciò che hanno appreso dai loro genitori quando erano bambini e ripetono copioni che essi stessi hanno vissuto sulla propria pelle. La spiegazione più frequente che i genitori danno per il loro ricorso alle punizioni corporali è: “Sapesse quante ne ho prese io e non sono certo diventato una brutta persona”, oppure “Per fortuna che me le hanno date di santa ragione, altrimenti chissà che cosa avrei combinato”. E’ chiaro che in queste motivazioni non c’è alcuna elaborazione reale della propria storia. Può essere che una persona pensi che le botte che ha preso erano necessarie, ma un pensiero più utile potrebbe essere: “C’era un metodo migliore, alternativo alle botte,  che i miei avrebbero potuto usare con me per ottenere i loro obiettivi educativi?”. In effetti, l’educazione non violenta sembra essere molto più efficace di quella a base di punizioni fisiche.

50 anni fa la scuola non aveva bandito le punizioni corporali e infatti alcuni adulti di oggi ricordano di averle prese dai loro insegnanti quando erano bambini. Per molti di loro, non si tratta di ricordi belli. La legge ha messo fuorilegge le punizioni corporali a scuola. Ora lo fa anche con le punizioni corporali in famiglia. Forse l’intento del legislatore non è tanto interferire con le nostre scelte educative, bensì indicare la direzione migliore. Quella verso cui ogni mamma e papà dovrebbero tendere. Molti lettori, non sapendo chi sono e leggendo ciò che scrivo, spesso commentano: “Il solito psicologo da strapazzo, che dice agli altri come si crescono i figli e lui magari non ne ha mai cresciuto uno. A tale proposito, specifico, per chi non lo sapesse, che ne sto crescendo quattro. Probabilmente facendo molti errori. Ma non usando ceffoni”.

Vi offro come spunto per riflettere sull’impatto che le punizioni corporali hanno sulla crescita dei nostri figli, una breve filastrocca in cui provo a far parlare un bambino. E’ lui che ci offre il suo punto di vista sullo schiaffo utilizzato a scopo educativo. Potrebbe essere utile leggere questa filastrocca con il proprio bambino oppure con il proprio compagno/a di vita e verificare insieme che pensieri ed emozioni vi suscita.

 

Lo schiaffo è una bomba che scoppia in faccia,

fa sì che un bambino per sempre taccia.

Fa male alla pelle ma ancor di più

mi affoga nell’ansia e non vengo più su.

Se credi che per riuscire a calmarmi

lo schiaffo ti serve e può fermarmi,

ti dico che invece uno schiaffo è una bomba,

che spinge noi bimbi a un silenzio di tomba.

Così non potremo mai più raccontare

che cosa ci aveva fatto arrabbiare.

A volte un capriccio vuol farti capire

che provo qualcosa che non riesco a dire.

Ho poche parole e molti pensieri

per dirti che anch’io ho momenti neri.

Se provo paura, ho il cuore in subbuglio

a volte qualcosa ti dico e farfuglio.

Ma spesso è più facile per un bambino

star zitto e fare il birichino.

Lo so che non devo farti arrabbiare

ma a volte non mi so proprio fermare.

Tu mettimi allora in castigo e se puoi

non darmi mai schiaffi …è il patto fra noi.

(tratto da: Nella pancia del papà di A.Pellai, Franco Angeli ed.)

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