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Si fa presto a dire plastica

di Giorgio Donegani, Tecnologo alimentare

20 luglio 2020

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Non c’è dubbio: fa impressione la vista delle “isole” di plastica che costellano gli oceani, raggiungendo le dimensioni di interi paesi. Così come preoccupa la presenza ormai diffusa di minuscoli pezzetti di plastica – le cosiddette “microplastiche” – in molti alimenti di consumo corrente, a cominciare proprio dal pesce… Ma potrebbe esistere un mondo senza plastica? Un primo passo importante sarebbe già nell’imparare a sceglierla e a usarla meglio, partendo dalla cucina di casa…

Una responsabilità di tutti

Che la plastica sia comoda non si discute. Proviamo a pensare se non esistesse: elettrodomestici, oggetti di ogni genere, computer, smartphone, attrezzi sportivi, occhiali, borse, persino vestiti… Come faremmo a vivere?

D’altra parte proprio l’eccessivo uso della plastica è una delle cause più importanti del degrado ambientale a cui assistiamo. È necessario trovare un punto di equilibrio: utilizzare meno plastica possibile e usarla meglio. Le aziende si stanno muovendo per ridurre la plastica negli imballaggi, ma anche ciascuno di noi può fare molto nel proprio quotidiano, considerando che da tempo la plastica la fa da padrona anche in cucina. Ma se rinunciare ai piatti e ai bicchieri di plastica sarebbe assolutamente doveroso, così come riciclare gli imballaggi plastici, le cose si complicano quando parliamo delle pellicole, dei sacchetti e dei contenitori di plastica che usiamo per conservare i cibi, e persino per cuocerli.  In questo caso, infatti, al problema ambientale si aggiunge quello di valutare la sicurezza della plastica nel contatto diretto col cibo: può cedere particelle nocive? Quali pellicole scegliere per i vari alimenti? È corretto riutilizzare le bottiglie? E i contenitori rigidi sono sicuri?

Plastica o plastiche?

La prima cosa da dire è che “plastica” è un termine generico: sono molte e diverse le materie plastiche giudicate adatte al contatto con il cibo e, anche se in generale la plastica per alimenti vanta oggi un alto grado di sicurezza (prima di essere autorizzato per il confezionamento alimentare, ogni materiale viene sottoposto a test molto rigidi), alcune plastiche sono più adatte a particolari cibi e usi specifici rispetto ad altre, meno sicure per lo stesso impiego.

Per distinguere le plastiche per alimenti si utilizza un codice numerico, che si dovrebbe trovare anche stampato sul materiale:

1 – polietilene tereftalato o PET

2 – polietilene ad alta densità o HDPE o PE

3 – cloruro di polivinile o PVC

4 – polietilene a bassa densità o LDPE

5 – polipropilene o PP

6 – polistirene o polistirolo

7 – altri tipi (policarbonato, resine epossidiche, melamina)

È evidente che non è semplice orientarsi tra numeri, sigle e nomi complicati, ma un paio di consigli aiutano a non sbagliare. Il primo è quello di cercare di evitare i materiali contrassegnati dai codici 3, 6, 7 perché sono considerati i meno sicuri. Il secondo consiglio è di evitare per quanto possibile le plastiche non contrassegnate in alcun modo, perché il più delle volte sono di tipo 7 e generalmente contengono bisfenolo A, una sostanza potenzialmente nociva.

Le pellicole: non sono tutte uguali

Le pellicole di plastica sono il materiale più usato per proteggere il cibo in casa. Attenzione però: non sono tutte uguali ed è sempre importante leggere le indicazioni per l’uso che per legge devono essere riportate sulla confezione. Facendolo, si scopre purtroppo che le pellicole più pratiche, quelle che aderiscono meglio ai cibi e sono più elastiche, hanno in genere due limitazioni importanti: non sono adatte al contatto con i grassi e con l’alcol. Questo vuol dire che non vanno bene, per esempio, per avvolgere il salame, i formaggi e il burro, e nemmeno sono indicate per coprire contenitori di macedonie e dolci che hanno tra gli ingredienti il vino o il liquore. Il problema viene dal fatto che per produrre le pellicole più elastiche, generalmente di PVC, si usano particolari additivi chiamati ftalati, tossici per l’uomo, che possono migrare nei cibi proprio sciogliendosi nei grassi o nell’alcol. Per questi alimenti, è meglio scegliere le pellicole in PE: aderiscono meno e sono meno comode, ma non presentano rischi.

Un discorso a parte riguarda i sacchettini di pellicola plastica, che presentano aspetti molto positivi. Per conservare in frigorifero la verdura (per esempio l’insalata dopo averla pulita) è meglio però scegliere quelli in pellicola di tipo “traspirante”, dotati cioè di microfori che consentono la fuoriuscita dei gas prodotti dai vegetali. Per il congelatore, invece, la scelta deve cadere su pellicole di maggior spessore, per una miglior protezione dalla disidratazione.

Vaschette e bottiglie

Anche quando parliamo di vaschette e bottiglie di plastica, dobbiamo considerare che ne esistono di diversi tipi e per diversi usi. In ogni caso eventuali cessioni avvengono tanto più facilmente quanto più lungo è il tempo di contatto e più elevata è la temperatura. Le vaschette rigide di plastica sono indicate soprattutto per la conservazione in frigorifero di alimenti deperibili, mentre per conservare a lungo in dispensa farina, biscotti, cereali e simili è meglio optare per il vetro. Le vaschette di polistirolo, nelle quali si vendono carne e pesce al super, sono sicure per gli alimenti da mantenere al freddo e non danno problemi nemmeno per i gelati. Nel caso della carne, spesso sul fondo della vaschetta troviamo foglio di materiale che sembra cartoncino: si tratta di materiale superassorbente (in genere di pura cellulosa) capace di assorbire sangue ed eventuali liquidi rilasciati dai prodotti, diminuendo di molto la possibilità che si sviluppino batteri.

Passando alle bottiglie di plastica, è importante non esporle alla luce diretta del sole perché il calore favorisce enormemente la cessione di particelle ed è bene anche evitare di conservare olio o vino in bottiglie di plastica destinate in precedenza ad altro. Non è una buona idea nemmeno quella di riutilizzare le bottigliette d’acqua come se fossero borracce: non sono pensate per questa funzione e con il riutilizzo si rovinando cedendo particelle. Meglio scegliere le normali borracce, e se proprio le si vuole in plastica, allora conviene assicurarsi che siano fatte di tritan, un materiale resistente, sicuro e facilmente riciclabile.

Cuocere nella plastica

La plastica in cucina trova spazio anche come materiale per recipienti da cottura. Sono tipicamente di plastica i contenitori per il microonde, ma attenzione: per poterli utilizzare in sicurezza devono essere stati specificamente progettati per questo scopo e riportare il simbolo che lo specifica. In ogni caso, è importante ricordarsi di non abbinare al microonde anche la funzione grill, perché la plastica si scioglierebbe.

Sempre a proposito di cottura, una relativa novità è l’uso dei “saccocci” di plastica: si tratta di sacchetti di plastica resistente alle alte temperature, nei quali si può mettere il cibo da cuocere in forno (tradizionale o a mcroonde) dopo averli chiusi con un adatto laccetto. I vantaggi sono diversi: la cottura è dolce (non si deve alzare troppo la temperatura), non si sporcano teglie e forno, e tutto l’odore rimane nei sacchetti. L’importante però è verificare bene che il sacchetto sia idoneo alla cottura al microonde o al forno tradizionale. Sulla confezione deve essere ben segnalata la destinazione d’uso corretta, ed è comunque una buona cosa non portare il sacchetto direttamente in contatto con la resistenza del forno (non va usato per cuocere cibi che richiedono una gratinatura).

Gli stampi in silicone

Infine, rimanendo sulla cottura, vale la pena di citare gli stampi di silicone. Non si può parlare in questo caso di plastica vera e propria (somigliano di più alla gomma), ma nella sostanza la domanda di base rimane la stessa: davvero sono sicuri e non cedono alcuna particella ai cibi? Rispetto alle produzioni di una quindicina d’anni fa, oggi le cose sono decisamente migliorate, sia per quanto riguarda la qualità del silicone (il migliore è quello chiamato “platinico” per il modo in cui viene ottenuto), sia per la cura nella lavorazione, al punto che non è più nemmeno necessario ricorrere, come si faceva nei primi tempi, alla cottura di un impasto di acqua e farina da buttare per “sanificare” lo stampo la prima volta che si usava.  Bisogna però verificare sempre che si tratti di silicone alimentare al 100%, ed evitare di mettere gli stampi a diretto contatto con la fiamma o su piastra elettrica. Inoltre è bene non usare mai coltelli o utensili taglienti per estrarre i dolci: uno stampo perforato è praticamente impossibile da riparare.

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