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Insegniamogli la perseveranza e supereranno ogni ostacolo della vita, compresi gli effetti della pandemia

di Maura Manca, Psicologa

22 marzo 2021

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La pandemia si protrae per un tempo ormai prolungato e indefinito e ha messo tutti a dura prova. Per evitare che tutto questo lasci solo segni dobbiamo trarne degli insegnamenti affinché insegni senza segnare. Dobbiamo metterci in una condizione attiva nella quale attuiamo dei cambiamenti nella nostra vita, nel sistema familiare, nelle dinamiche relazionali e lavorative. È molto più facile a dirsi che a farsi, ma il fatto che non sia facile non significa che non si possa fare e che non si riesca.  Abbiamo spesso parlato di combattere, lottare, contrastare come se stessimo affrontando una guerra quando, forse, avremmo dovuto parlare maggiormente di quali strategie attuare per riadattarsi e persistere davanti a una condizione straordinaria che piano piano è diventata ordinaria. Per questa ragione è importante insegnare anche la perseveranza ossia la “costanza e fermezza nel perseguire i propri scopi o nel tener fede ai propri propositi, nel proseguire sulla via intrapresa o nella condotta scelta” (dizionario Treccani). Troppe persone non hanno reagito, ma hanno subìto ciò che stavano vivendo. Reagire significa agire in risposta ad una condizione imposta dall’esterno, anche in senso contrario, se serve. Ci deve portare a rispondere al grido interno del: “Mi blocchi fuori, mi sblocco dentro.” Ma se i ragazzi non sono abituati fin da bambini ad essere parte attiva della loro vita perché hanno le vite un po’ troppo spianate, come volete che reagiscano ad un evento così invasivo come la pandemia?

Dobbiamo tenere chiaro in mente che la continuità e la vicinanza di ciò che stiamo vivendo favoriscono l’insorgenza di un problema o di un disagio da un punto di vista psicologico, è l’aver dovuto modificare le abitudini quotidiane, i processi di pensiero, le modalità con le quali esprimere i sentimenti e gli affetti.

Hanno vissuto troppo tempo in una condizione di attesa psichica. “Tra poco passerà”, “tieni duro un altro po’”, “tornerà tutto come prima”. È stato questo uno dei fattori che ha influito maggiormente in negativo sulla loro psiche e che ha creato apatia e immobilismo psichico.

Come essere d’aiuto per i figli?

Partiamo dal presupposto di base che le indicazioni generali devono essere sempre riadattate sulla situazione specifica. Un’indicazione dà una direzione, ma non può essere l’unica soluzione.

È vero, le cose potevano essere fatte decisamente in modo diverso, ma nella vita tante volte dovremo camminare in strade che non avremmo voluto percorrere. I figli non devono cercare certezze dove nessuno gliele può dare. Quanto durerà? Non si può prevedere. Basta col dirgli un mese o due e poi “no guarda ancora uno o due”. La realtà è un’altra e va affrontata e dobbiamo riadattarci a questa condizione.

Troppi di loro sono privi di interessi e di passioni e sono carichi di “devo”. Per contrastare l’apatia serve attivare la parte creativa ed espressiva, partendo dal trovare qualcosa che può piacere e che li induca a sperimentarsi. Ci sono tutorial che spiegano qualsiasi cosa e possono stimolare la loro creatività e reattività psichica. Servono altri stimoli, serve fare altro per iniziare a smuoversi. Il problema è che tante volte non sanno neanche loro cosa gli piaccia veramente. Forse dovremmo partire da questo, dal cerare di capire cosa vogliono e cosa gli piacerebbe fare. Senza le basi non si costruisce niente di solido ma si mettono solo cerotti che rischiano di staccarsi alla prima goccia d’acqua. Nei casi di emergenza serve ancora più elasticità e tolleranza e soprattutto di vicinanza emotiva.

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