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L’importanza di condividere momenti emotivi con i figli. Non basta fare per, bisogna fare con loro, ne beneficerà anche il loro cervello.

di Maura Manca, Psicologa

10 settembre 2021

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Le abitudini, i doveri, la gestione della propria vita e di quella dei figli, spesso abbracciano tutto l’arco della giornata e rubano uno spazio molto importante, quello della condivisione.

Presi dalla routine quotidiana si mettono in primo piano le attività svolte PER i figli, a discapito di quelle CON i figli. Con i figli non significa solo fare un tragitto in macchina insieme, mangiare una cosa insieme o controllare se svolgono le attività legate al dovere. FARE CON significa vivere insieme ciò che si sta facendo e dare un significato emotivo a quei momenti. Se ognuno di noi aprisse il cassetto dei ricordi, troverebbe quel momento di condivisione emotiva con il proprio padre, con la propria madre, con i nonni o con i fratelli: quei momenti di grande complicità in grado di rievocare le sensazioni vissute. Con il mio papà, per esempio, compravamo la Nutella al supermercato senza dirlo a mamma che non voleva mi abbuffassi di cioccolata. Ogni tanto mangiavamo qualche cucchiaio di nascosto, ci guardavamo negli occhi durante quel gesto e ridevamo tanto quando mamma ci chiedeva cosa stessimo facendo e noi, sporchi di Nutella, rispondevamo con un “niente”. Era il nostro momento, era il nostro piccolo segreto. Non mi dimenticherò mai quei momenti fuori dai compiti, dal dovere, fuori dall’ordinario in cui abbiamo fatto delle cose insieme ai miei genitori.

Non sono solo momenti, sono emozioni e saranno ricordi. Quello che rimane impresso nella nostra mente non è una foto, ma ciò che abbiamo sentito e provato sulla nostra pelle, sono i gesti della cura, quel momento di contatto emotivo e fisico. Potremmo dimenticarci il quando, alcuni dettagli del contento, ma non la sensazione che abbiamo provato.

Sono le piccole cose che fanno la differenza. Le piccole cose sono spesso alla base delle grandi emozioni.

Il nostro cervello risponde alle carezze, agli abbracci, alla condivisione. Vale per ogni legame, anche tra adulti.

Il cervello di un bambino può sviluppare dei deficit importanti in assenza di contenimento e di contatto, nonché anche dei deficit sullo sviluppo emotivo. Lo sviluppo dei circuiti cerebrali dipende da questo dipende anche dalle interazioni e dai legami di cura e affettivi soprattutto nei primi anni di vita. L’ippocampo è una parte del nostro cervello importante per l’apprendimento, la memoria e la risposta allo stress. Studi scientifici condotti dalla Washington University School of Medicine (www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.1118003109) evidenziano un cambiamento anatomico nel cervello e di questa specifica area pari a un 10% in più in bambini debitamente nutriti. Nutrizione inteso come tutto il processo di accudire e di interagire con il piccolo emotivamente.

Un abbraccio è anche in grado di alleviare lo stress, grazie al rilascio di ossitocina e dall’abbassamento dei livelli del cortisolo, facendoci provare così anche meno dolore. In più, alimenta la sensazione di fiducia e ha un effetto positivo sull’autostima.

Non si deve perdere la meraviglia del fare insieme. Non si deve aver paura che tutto si cancelli e dimentichi, perché se andiamo a scavare nella nostra memoria, i momenti più belli della nostra infanzia e della nostra vita, sono ancora lì, e ogni volta che li ritiriamo fuori, ci fanno venire gli occhi lucidi e sorridere.

Noi siamo la somma di tutto quello che abbiamo vissuto, non dobbiamo mai dimenticarlo.

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