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Squid Game

di Maura Manca, Psicologa

8 novembre 2021

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Un genitore non deve mai scendere dal ring della crescita e dell’educazione per mettere i limiti a questa normalizzazione della violenza

Adulti, adolescenti, ma anche tanti bambini (purtroppo), non fanno altro che parlare, da qualche settimana, di quella che è ormai diventata la serie Netflix del momento: Squid Game, che è diventato in realtà un vero e proprio fenomeno sociale e social. In pochissimo tempo in rete si sono diffusi video e immagini, meme a partire dalle scene più conosciute e vengono venduti gadget di ogni tipo, giochi e a breve anche un videogioco.

Anche chi non l’ha vista direttamente, ne è venuto a conoscenza. Per i genitori, la difficoltà maggiore sta nel filtrare adeguatamente alcuni messaggi e contenuti con i propri figli, soprattutto se più piccoli, e capire come parlarne con loro. Inoltre, nonostante la serie sia vietata ai minori di 14 anni, sono sempre più i bambini e preadolescenti che l’hanno vista o sono comunque entrati in contatto con video, scene o immagini riguardanti Squid Game.

Il problema non è Squid Game e la soluzione a un problema così complesso non è sicuramente rimuovere la serie. Il problema è che i bambini non sono minimamente in grado di percepire le dinamiche più profonde e rappresentative di alcuni aspetti della nostra società moderna e di tante dinamiche relazionali, familiari e individuali presenti nella serie. Questo discorso lo possiamo fare per un adulto che dovrebbe aver maturato una capacità di giudizio, contestualizzazione e analisi critica. Un adulto deve domandarsi cosa vedono gli occhi di un bambino, come lo filtrano, come lo assimilano e soprattutto che significato gli danno:

“Ormai, quando siamo in cortile a scuola, durante la ricreazione, non ci sono molte alternative. A parte il solito gruppetto di bambini di 5 elementare che stanno lì a parlare per i fatti loro, quasi tutti gli altri giocano sempre a Un, Due, Tre… Stella! Non nella versione normale, ma imitando quella serie di cui si sta tanto parlando ora. C’è una bambina che conta, imitando la bambola del film, due ragazzini che si mettono ai lati indossando la felpa e il cappuccio e gli altri che giocano, e quando uno non si ferma in tempo, i due compagni fanno finta di sparare per eliminarlo”.

 

Il ruolo fondamentale dei genitori: filtrare, contenere e dare limiti quando necessario

Anche se è difficile talvolta reggere alle continue richieste e pressioni di un figlio, anche se sembra non esserci una risposta efficace alla domanda “Perché gli altri lo possono fare e io no?”, anche se si rischia in alcuni momenti di cedere, è importante che un genitore metta dei paletti alla visione di specifici contenuti, soprattutto per i più piccoli.

Mia figlia ha solo 9 anni, ma da una settimana circa non fa altro che ripetermi che vuole vedere Squid Game, che tanti suoi compagni già la conoscono o la stanno vedendo, che ne parlano a scuola. All’inizio, lo ammetto, neanche la conoscevo quando me ne ha parlato, così intanto la stiamo guardando noi per capire e per essere pronti a rispondere a qualunque sua domanda o dubbio. Io non volevo neanche vederla, ma poi mi sono convinta a farlo, almeno so davvero di cosa si tratta. E non mi sembra adatta a dei bambini così piccoli! Sto cercando di spiegarglielo, ma non è facile, lei non capisce perché altri suoi compagni possono vederla e lei no“.

I limiti e i no sono fondamentali per la loro crescita, ovviamente accompagnati da una spiegazione plausibile, comprensibile e accettabile. A volte, è vero, ricercheranno comunque quello che è stato vietato, ma non dobbiamo dimenticare che si tratta di una spinta interna, naturale, indipendente dal limite fissato dal genitore. Molto probabilmente, inoltre, entreranno in contatto con determinati contenuti in maniera indiretta. Anche in questi casi, però, sapranno sempre che stanno facendo qualcosa di sbagliato o, nel caso di una serie, stanno guardando qualcosa che non è stata autorizzata dai genitori per delle specifiche motivazioni.

Bambini e ragazzi, inoltre, vivono e crescono in una società basata eccessivamente sulla competitività estrema, sul perfezionismo, sull’egoismo; sono ormai anche assuefatti alla violenza e non sono più toccati da questo tipo di immagini, perché le conoscono a partire dalla tenera età.

Per tale ragione, è fondamentale che il genitore sappia, conosca, veda ciò di cui i figli parlano o che guardano: solo se si è informati e si conoscono i contenuti con cui entrano in contatto, si può dialogare con loro, si può fare da filtro, gli si può spiegare in modo chiaro le motivazioni dei propri no, gli si può dire perché alcune cose sono adatte mentre altre non lo sono. È quindi compito degli adulti, di tutta la comunità educante, scuola compresa, fargli capire che non può essere tutto normale, anche se è “virtuale”: bambini e ragazzi sono letteralmente bombardati da stimoli continui, per cui è davvero necessario fare un lavoro di contrasto creando una rete.

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