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Quali sono i fattori che influenzano maggiormente la crescita di un figlio?

24 ottobre 2017

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di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

I problemi dei figli dipendono dall’interazione di più fattori e il peso più rilevante lo rivestono quelli familiari, ambientali e scolastici.

 

 

 

Davanti a disagi o a comportamenti devianti di bambini o di adolescenti, ci si interroga in genere su quale possa essere la “causa” scatenante. La risposta è molto semplice, quando si parla di problemi emotivi, di disagi o di devianza, la causa non esiste. Si deve parlare dell’interazione tra più fattori che favoriscono l’insorgenza di una determinata problematica o che aumentano la probabilità che si possa manifestare uno specifico disagio in epoche successive, generalmente molto chiari fin dalla prima infanzia. È quindi un errore pensare alle problematiche psicologiche, relazionali e comportamentali, in termini di causa-effetto, come per esempio pensare che l’uso dei videogiochi violenti possa essere la causa di un comportamento violento o che una app o uno smartphone facciano diventare innocenti bambini dei terribili cyberbulli.

È un gioco di fattori che si plasmano insieme: genetici, temperamentali, familiari, ambientali, ai quali si sommano le esperienze di vita e le risorse individuali. Segni e segnali possono comunque essere evidenti fin dai primi anni, nonostante in genere si tenda ad intervenire quando il problema è già diventato manifesto e sistematico.

Il ruolo fondamentale della famiglia nella crescita di un figlio

I fattori legati alla famiglia, all’ambiente in cui vive un bambino e l’aria che respira, diventano il suo apprendimento quotidiano e rivestono un ruolo fondamentale nello sviluppo. Le caratteristiche dei genitori, intese come salute mentale della madre e/o del padre, tratti di personalità, livello socio-culturale, risorse personali, la struttura familiare, hanno un impatto importante sul senso di competenza di sé di un figlio intesa come capacità di utilizzare in maniera positiva le risorse interne e quelle presenti nell’ambiente.

L’esempio, insieme ad una buona coesione della famiglia ed una buona qualità della comunicazione tra i genitori e tra genitori e figli, rimane comunque lo strumento educativo più efficace. I genitori, a prescindere che costituiscano un unico nucleo familiare o siano separati o divorziati, devono avere un ruolo autorevole per il figlio, devono essere un riferimento, un sostegno su cui i figli sanno di poter contare. L’aspetto fondamentale durante il passaggio dall’infanzia alla adolescenza, è il raggiungimento dell’autonomia. L’iperprotettività rende i figli vulnerabili ed insicuri e poco responsabili. L’assenza e la mancanza di controllo o il troppo permissivismo, dall’altra parte, non permettono al figlio di sviluppare adeguatamente i confini psichici, il senso morale e l’acquisizione dei limiti. Per evitare l’insorgenza di problematiche emotive e comportamentali, serve dunque un adeguato monitoraggio da parte del genitore. Monitorare un figlio non significa invadere i suoi spazi e impedirgli di esprimersi nella sua autonomia per contenere le proprie paure. E’ normale la presenza di ansie e preoccupazioni e la tentazione di tenere il figlio lontano dai pericoli e da tutto ciò che potenzialmente può arrecargli un problema, ma in questo modo si rischia di non responsabilizzarli mai, di fargli sperimentare la loro auto efficacia e il loro crescere. I figli hanno bisogno delle piccole e grandi prove della vita per confrontarsi con se stessi e con gli altri, per crescere diventando sempre più autonomi, giorno dopo giorno. I genitori assumono un’elevata funzione protettiva quando sono in grado di porsi come guida, di offrire delle regole chiare e di esigerne il rispetto, di essere disponibili all’ascolto, alla condivisione e al confronto. Si deve rinforzare la loro autostima e l’auto-efficacia in modo tale che vadano ad incrementare il valore di sé, combattere l’ansia e favorire una gestione delle emozioni equilibrata per evitare che alcune problematiche latenti si amplifichino in adolescenza.

Anche il ruolo della scuola non è da sottovalutare

Anche la scuola riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo di un figlio. Disagi emotivi e comportamentali, infatti, si manifestano attraverso il rendimento scolastico o a livello relazionale con gli adulti e con i coetanei. La scuola non è quindi solo voti, compiti ed interrogazioni, è apprendimento di nuovi modelli di condotta, sperimentazione di nuovi rapporti interpersonali, identificazione secondaria con gli insegnanti e con i compagni, tutti fattori che favoriscono l’autonomia personale. La scuola può fornire anche importanti strumenti di emancipazione, ecco perché non si deve mai sottovalutare il suo ruolo nella vita di un figlio.

Una buona interazione tra fattori ambientali, familiari e scolastici permetterà quindi uno sviluppo lineare ed equilibrato, per questo è importante non sottovalutare mai nessun elemento nello sviluppo e nella crescita di un figlio.

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