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Rosolia congenita, perché rischiare?

14 marzo 2018

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di Lina Bollani e Mauro Stronati, Presidente SIN

La rosolia, inizialmente, chiamata morbillo tedesco perché descritta per la prima volta da due medici tedeschi, per tanto tempo è stata considerata (o meglio temuta) come malattia infettiva, finché nel 1941 l’oftalmologo australiano Gregg descrisse l’associazione della rosolia con difetti congeniti. Dal 1960 il laboratorio di virologia è in grado di identificarne il virus e la risposta immunitaria.

Cos’è la rosolia

La rosolia è una malattia infettiva contagiosa, causata da un Rubivirus che infetta solo l’uomo e viene trasmessa per via aerea dopo contatto diretto stretto, come una conversazione ravvicinata, o la permanenza prolungata con un soggetto infetto nella stessa stanza di lavoro o di abitazione; è comunque meno infettiva del morbillo e dell’influenza.

La manifestazione principale è un esantema maculo-papuloso (rash con macchie e piccole pustole visibili sulla pelle) generalizzato non confluente, che ricorda quello del morbillo o della scarlattina, che inizia dietro alle orecchie per poi diffondersi rapidamente al volto e al tronco, della durata di 2-3 giorni. È quasi sempre presente febbre con cefalea. Da uno a cinque giorni prima della manifestazione cutanea, si ha infiammazione della mucosa nasale e congiuntivale con ingrossamento dei linfonodi dietro la nuca, le orecchie e al collo che rimangono facilmente palpabili per 10-14 giorni dopo la scomparsa del rash.

Incubazione e tempo di infettività

Il tempo che trascorre tra il contagio e la comparsa del rash cutaneo (incubazione) è di circa 14 massimo 23 giorni. La presenza del virus nel sangue inizia già 7 giorni prima della comparsa dell’esantema, ma la sua eliminazione si prolunga per altri 7-12 giorni dopo; un soggetto è cioè potenzialmente infettivo per oltre due settimane.

Complicanze

Nei bambini, la rosolia decorre di solito senza complicanze, diventa più grave nell’adulto.

Le più comuni complicanze sono artralgia e artrite che si manifestano nel 70% dei casi nelle donne dopo la pubertà, mentre sono rari nei maschi e nei bambini. L’interessamento articolare in genere dura 2-3 giorni, ma può protrarsi anche per oltre un mese. Nel 20-50% dei casi l’infezione è asintomatica.

Rosolia in gravidanza, rischi per il feto

È pericolosa nella donna in gravidanza poiché può trasmettersi al feto attraverso la placenta e quindi provocare gravi conseguenze.

L’infezione contratta prima del concepimento non comporta alcun rischio.

Se l’infezione materna avviene nel periodo periconcezionale o nelle prime 12 settimane di gravidanza, la trasmissione al feto avviene nel 90% dei casi, con interessamento fetale generalizzato e persistente nell’85% dei casi e con aborto spontaneo nel 20% dei casi.

Le malformazioni maggiori nel feto, si verificano soprattutto nelle infezioni delle prime 8 settimane di gestazione.

La possibilità di infezione fetale, si riduce in modo significativo quando la madre contrae la rosolia tra le 12 e le 18 settimane di gravidanza e diviene trascurabile dopo le 18; sono segnalati rari casi di sordità per infezioni materne a 17-18 settimane di gestazione.

Ad oggi non si hanno farmaci in grado di prevenire l’infezione embrio-fetale o il danno embriogenetico che ne può derivare.

Poiché la diagnosi clinica di rosolia è talvolta difficile, nella gravida che presenti un rash non vescicolare o che sia venuta in contatto con un soggetto con manifestazione cutanea, si raccomanda la conferma da parte di un laboratorio di virologia; in particolare dovrebbero essere esclusi sia la rosolia che il parvovirus B19, ma anche morbillo, herpesvirus, 6-7 enterovirus e streptococco di gruppo A.

E’ quindi molto importante che ci sia una stretta collaborazione tra il laboratorio e chi (infettivologo o ginecologo) si prende cura della donna in gravidanza. La diagnosi di laboratorio comprende sia l’isolamento virale che il dosaggio degli anticorpi specifici (IgG ed IgM).

Rosolia congenita

Le manifestazioni della rosolia congenita presenti già alla nascita, sono quelle proprie della forma più grave di infezione: cataratta, retinopatia pigmentosa, anomalie cardiovascolari, encefalite, calcificazioni endocraniche, sordità neurosensoriale.

Le malformazioni che interessano l’occhio e quindi che provocano difficoltà nella visione, si manifestano complessivamente nel 43% dei casi, per l’80% sono interessati entrambi gli occhi; oltre alla cataratta si possono avere ipoplasia dell’iride, microftalmia (l’occhio è più piccolo del normale) e disturbi della retina (retinopatia pigmentosa).

Tra i difetti cardiaci, quelli maggiormente frequenti sono la stenosi o l’ipoplasia dell’arteria polmonare e il dotto arterioso pervio.

A carico del sistema nervoso centrale si può avere ritardo mentale e psicomotorio, microcefalia, calcificazioni endocraniche, difetti/ritardo del linguaggio, sordità uni-bilaterale.

Questi difetti dell’udito, della vista e anche i disturbi cerebrali e/o del comportamento possono essere riconosciuti alla nascita, ma alcuni segni quali sordità neurosensoriale tardiva, glaucoma, perdita del visus, microcefalia, ritardo mentale, autismo, panencefalite, ipertensione renale e aortica possono invece manifestarsi anche nei mesi o negli anni successivi poiché sono prodotte dalla replicazione virale cronica.

Rosolia, prevenire si può

La rosolia congenita (RC) è divenuta una malattia rara nei paesi con un efficace programma vaccinale, ma non si può ancora considerare completamente eliminata dove la copertura vaccinale è insufficiente. In queste regioni infatti, la malattia continua a circolare nella popolazione, può quindi accadere che l’infezione si verifichi nella popolazione adulta, esponendo a rischio tutte quelle donne gravide che non avevano contratto la rosolia nell’età infantile e che non sono vaccinate.

In Italia la rosolia è soggetta a notifica obbligatoria dal 1970, il vaccino antirosolia è stato introdotto nel 1972 ed era inizialmente raccomandato per le ragazze pre-adolescenti.

Dai primi anni Novanta, con l’introduzione del vaccino combinato morbillo-parotite-rosolia (MPR), la vaccinazione è raccomandata a 15 mesi di vita per tutti i bambini.

Lo screening della rosolia tramite il rubeotest viene offerto a tutte le donne all’inizio della gravidanza, con lo scopo di identificare le donne suscettibili all’infezione. Il test deve essere ripetuto a 17 settimane nelle donne che sono risultate a rischio di contagio, per le quali deve essere programmata la vaccinazione anti-rosolia dopo il parto, allo scopo di proteggere le eventuali future gravidanze.

L’obiettivo fissato dall’OMS è quello di ridurre i casi di rosolia congenita a <1/100.000 nati vivi.

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