10 domande sui vaccini. Villani: "sciogliere i dubbi per una vaccinazione consapevole"

Il recente decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, che rende obbligatorie 12 vaccinazioni per la fascia pediatrica, mantiene acceso il dibattito tra i favorevoli che vedono nei vaccini una strategia di prevenzione, e i contrari che nei vaccini vedono problemi di sicurezza, inutilità e un’azione di business da parte delle aziende farmaceutiche. Family Health, con la campagna “Dico Sì ai vaccini”, ha dichiarato pubblicamente di credere nella scienza e nella prevenzione. Vorremmo che anche per te i vaccini rappresentassero una scelta consapevole e non solo una risposta a un decreto di legge. Queste 10 domande che abbiamo rivolto al dottor Alberto Villani (Presidente Società Italiana di Pediatria) cercano di dare risposta ai dubbi più ricorrenti.

1. In che modo vengono scelti i vaccini da sviluppare?

Le rispondo con un’altra domanda. Sa perché oggi la meningite meningococcica è una delle malattie più temute? Perché la sua mortalità è identica a quella di 30 anni fa. Eppure in questi anni la medicina ha fatto enormi progressi anche in termini di rianimazione. Oggi potremmo, tra virgolette, “tenere in vita” chiunque; possiamo ossigenare in modo efficiente intubando, possiamo garantire il battito cardiaco, possiamo nutrire. La mortalità associata a meningite è identica a quella di 30 anni fa, e così pure il tasso di complicanze e di esiti gravi a lungo termine. Oggi come allora un bambino infettato da meningococco, anche se assistito correttamente e tempestivamente, ha una probabilità su 10 di morire e 3 su 10 di riportare gravi conseguenze. Questo significa che contro questo germe non abbiamo altre armi se non il vaccino.

Ma la meningite è solo uno degli esempi, ma forse ancora uno dei più sentiti e temuti, tanto che ogni volta che viene segnalato un caso c’è la corsa al vaccino. Purtroppo non è lo stesso per altre malattie, molto gravi e che rischiano di tornare se la copertura vaccinale non rimane elevata. Ne è un esempio la pertosse, causata dal batterio bordetella pertussis, molto contagioso e capace di danneggiare le vie respiratorie in modo molto grave soprattutto nel bambino piccolo e talvolta tale da richiedere il ricovero in ospedale. La pertosse può inoltre causare, soprattutto nei più piccoli, morte e gravi conseguenze: il rischio maggiore è quello di esiti a lungo termine conseguenti anche alla scarsa ossigenazione. Durante gli attacchi di tosse può infatti arrivare poco ossigeno al cervello.

Un altro esempio è il morbillo: in un caso su 1000 dà encefalite, in un caso su 1000 dà panencefalite e in casi più rari può portare a morte, soprattutto nei soggetti immunocompromessi.

(per maggiori dettagli su malattie e vaccini leggi anche Vaccinazioni pediatriche: quante, quali e contro quali malattie).

Quello che accomuna queste 3 malattie di cui le ho parlato è l’assenza di mezzi efficaci per combatterle. L’unico modo è evitare di ammalarsi e quindi fare prevenzione e sollecitare il nostro sistema immunitario a difenderci in caso di infezione.

Dal punto di vista dello sviluppo, dobbiamo ricordarci che come per qualunque farmaco, per arrivare a disporre di un vaccino occorrono numerosi anni di ricerca, tanti studi e prove di efficacia e di sicurezza. E non è detto che si riesca ad ottenere un vaccino sicuro ed efficace. Da decine di anni la ricerca sta cercando un vaccino contro la tubercolosi, eppure non si è ancora riusciti.

2. Per quali malattie speriamo/attendiamo il vaccino?

Sicuramente la tubercolosi e  l’AIDS da virus HIV. Altre linee di ricerca riguardano vaccini contro i tumori e anche le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

3. Perchè vaccinare i bambini così piccoli e non aspettare che l’individuo abbia completato lo sviluppo del suo sistema immunitario?

Malattie come la meningite, la pertosse, la difterite e il morbillo sono particolarmente pericolose e mortali nel bambino piccolo, soprattutto nel suo primo anno di vita. Quindi perché aspettare e lasciare aperto questo rischio? Non dobbiamo temere che il sistema immunitario dei bambini non sia adeguato, se così fosse morirebbero tutti alla nascita, quando passano da una situazione totalmente protetta come quella dell’utero della mamma alla vita esterna, dove tutto è estraneo e potenzialmente nocivo. È vero che il sistema immunitario del bambino funziona meno bene rispetto all’adulto e quindi ha una capacità di difesa ridotta. Ecco allora che i vaccini stimolando la risposta immunitaria possono aiutare l’organismo a difendersi. Quando un bambino contrae per la prima volta un qualsiasi germe scatena una risposta immunitaria estremamente diversificata, ampia e aspecifica, con un elevato dispendio energetico. Potremmo dire che “non sapendo chi ha davanti, spara tutte le armi che ha a disposizione”. Il vaccino, invece, aiuta a preparare una risposta estremamente selettiva contro quella parte di germe che è potenzialmente lesiva e pericolosa e soprattutto creando una memoria nel sistema immunitario.

Spesso i genitori temono che il vaccino determini una stimolazione del sistema immunitario troppo elevata. Questo non è assolutamente vero, proprio perché la stimolazione è estremamente selettiva e mirata. Un banale raffreddore da rinovirus in un bambino molto piccolo determina una risposta immunitaria che è migliaia e migliaia di volte superiore a quella che si otterrebbe facendo tutti i vaccini disponibili insieme.

4. Esiste una correlazione tra vaccini e  allergie? È vero che non fare le malattie esantematiche da piccoli espone a un maggior rischio di allergia?

Gli studi non hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione tra vaccinazione e predisposizione allo sviluppo di allergie. Quello che è vero è che nei Paesi più ricchi e industrializzati la mortalità è sensibilmente diminuita e la salute è migliorata così da lasciar emergere malattie, meno gravi come le allergie, che non hanno modo di esprimersi in situazioni in cui la mortalità è ancora molto precoce ed elevata.

5. Nonostante il vaccino, a volte è possibile ammalarsi ugualmente. È pericoloso? Perchè succede?

Nessun vaccino può garantire una protezione del 100%; per ognuno c’è sempre una piccola percentuale di soggetti che non risponde alla vaccinazione. Ma non solo. Ci sono soggetti che non possono essere vaccinati; è il caso ad esempio dei pazienti in terapia immusoppressiva o i pazienti oncologici oppure dei neonati in attesa di vaccinazione. Proprio per proteggere anche i soggetti più fragili, è importante estendere la vaccinazione alla popolazione più ampia possibile, e quindi arrivare alla fatidica copertura vaccinale del 95% che consente di ridurre, se non eliminare la circolazione del germe.

Per quanto riguarda la possibilità di ammalarsi nonostante la vaccinazione, non possiamo negare che questo possa accadere. Ma in questo caso la malattia si manifesta in modo più lieve e in genere senza conseguenze gravi.

6. Nel corso degli ultimi anni, la voce dello scetticismo degli antivaccinisti continua a farsi sentire e a spaccare in due l’opinione pubblica. I dubbi riguardano spesso la sicurezza, oltre che l’efficacia. Perchè tutto questo scetticismo? Cosa c’è di vero, cosa è cambiato nel tempo?

Partiamo da quello che è vero: le vaccinazioni sono sicure ed efficaci, ne è testimonianza il fatto che ne vengono fatte milioni e milioni di dosi in tutto il mondo con minimi e rari effetti collaterali. A proposito di effetti collaterali, il rischio di comparsa è significativamente maggiore con qualsiasi farmaco, sia se usato correttamente sia per overuso (ndr, assunzione superiore al dosaggio indicato per singolo dosaggio o frequenza di somministrazione), uso sbagliato o anche errore. Questo dato ci deve far riflettere. Oltre a questo, dobbiamo ricordarci che prima di essere messo sul mercato e quindi diffuso alla popolazione ogni vaccino, come ogni farmaco, è il frutto di numerosi anni di sperimentazione e di controlli che continuano anche nel post-marketing.

7. Da dove nasce allora lo scetticismo nei confronti dei vaccini?

Alcuni episodi hanno purtroppo prestato il fianco all’attacco: è il caso del vaccino anti-polio Sabin che ha condotto alla legge 210 del 25 febbraio 1992. Il vaccino era costituito da virus vivo attenuato, capace di indurre un’elevata immunità. Purtroppo il virus attenuato contenuto nel vaccino in casi molto rari (1 caso su 750.000) è “retromutato” riacquisendo la capacità di raggiungere il sistema nervoso centrale. In sostanza causava una sorta di poliomelite, molto simile a quella dal virus vero, ma in forma molto più lieve. Il risultato era in genere uno sviluppo disarmonico degli arti soprattutto inferiori. Il vaccino anti-polio Sabin, che si assumeva per via orale, è stato sostituito con la formulazione iniettiva Salk, più sicuro ma meno efficace nell’indurre immunità; per questo sono necessari diversi richiami per ottenere una protezione adeguata. Non vogliamo quindi negare che il vaccino Sabin si associ a un effetto collaterale, ma a fronte di un’incidenza di reazioni rara questo vaccino ha consentito di ridurre quasi a zero la circolazione di un virus che fino a 30 faceva paura. Il virus non è comunque scomparso totalmente e per questo è importante mantenere alto il tasso di vaccinazione. Il caso della vaccinazione anti-polio è l’unica per cui sia stato dimostrato un nesso causale, mentre non è successo altrettanto con altri vaccini o altri effetti collaterali.

In realtà l’effetto collaterale più temuto oggi è l’autismo.

Non esistono dimostrazioni scientifiche che dimostrano un nesso causale tra vaccini, in particolare il trivalente MPR o suoi componenti, ingredienti ed eccipienti e lo sviluppo di autismo nei bambini. Ne esistono invece numerosi che dimostrano l’assenza di causalità. È però vero che esiste una sentenza, quella di Rimini che è poi stata ribaltata da quella di Bologna. Il problema sorge da uno studio pubblicato nel 1988 dal dottor Wakefield. Lo studio, condotto tra l’altro solo su 12 pazienti, è stato dimostrato essere completamente inventato e basato su dati falsificati dal ricercatore per suoi interessi economici. L’ipotesi di Wakefield è stata scientificamente negata da almeno 25 studi scientifici. Per quanto riguarda l’autismo sono sempre più numerose le evidenze che dimostrano come la predisposizione genetica svolga un ruolo significativo.

8. Come possiamo combattere lo scetticismo e l’antivaccinismo?

Contro lo scetticismo l’arma principale è sicuramente l’informazione e la trasparenza da parte di tutte le parti che hanno a che fare con i vaccini, comprese le aziende farmaceutiche, gli operatori sanitari e le strutture sanitarie.

Un altro “ingrediente” importante è avere un Servizio Sanitario che funziona bene, in grado di assistere chi è più debole e fragile, quale può essere un bambino colpito da una malattia grave come quelle neuromuscolari. In questo modo la famiglia non sarà spinta a cercare altre strategie, tra le quali quelle legali, per avere un risarcimento e quindi ottenere dei soldi per curare il proprio bambino.

Anche un’organizzazione efficace del sistema capace di garantire un facile accesso e fruibilità delle vaccinazioni penso che possa aiutare anche i più “pigri”, se non scettici. Purtroppo, molto spesso i centri vaccinali sono aperti solo poche ore al giorno e non tutti i pediatri vaccinano. L’ideale invece sarebbe avere un sistema che consenta al bambino che deve fare il vaccino di andare semplicemente nel centro vaccinale, senza prenotazione e in orari più favorevoli anche a genitori che lavorano.

Infine, vorrei fare un cenno  alle fonti. Grazie al web oggi non è difficile verificare le fonti e la professionalità delle persone. Allora chiedo alle persone, prima di abbracciare un’opinione o un filone di persone di verificare la fonte di provenienza. Spesso coloro che si fanno paladini dell’antivaccinismo sono medici o altri operatori sanitari (purtroppo!), che non lavorano in team dedicati, che non appartengono a gruppi di ricerca, che non pubblicano articoli su riviste scientifiche. Prima di scegliere mettete nome e cognome nel web e cercate informazioni, fate una ricerca in PubMed, controllate le strutture presso le quali lavorano. Non è difficile. Prima di abbracciare un filone di pensiero, createvi un’opinione e che sia la più obiettiva possibile.

9. A proposito di morbillo, in seguito alla recente ondata di malati, la regione Lombardia ha preparato un piano di azione di intervento per richiamare i bambini “sfuggiti” alla vaccinazione. Ma la maggior parte delle persone che si è ammalata è adulta. Che senso ha vaccinare e richiamare i bambini se gli infettati sono adulti?

L’epidemia di quest’anno non è una novità, ma il segno di un virus non ancora scomparso. Il morbillo, come la rosolia, la parotite e tutti questi virus che dopo l’infezione lasciano il paziente immune a una reinfezione si comportano nello stesso modo’: provocano “ondate” di malattia. La malattia si diffonde, il virus infetta molte persone che di conseguenza diventano immuni. Quindi il numero di casi diminuisce. Intanto nascono bimbi che non sono ancora immuni e così aumenta il numero di persone suscettibili. Se a queste aggiungiamo le persone che non si sono vaccinate o che non hanno risposto al vaccino perché non hanno fatto i dovuti richiami è probabile che possa scoppiare una nuova epidemia. Perché il ciclo di epidemie possa verificarsi ci vuole un certo numero di persone infettabili; al contrario se il numero degli individui è in percentuale sufficiente nella popolazione si ottiene la cosiddetta “immunità di gregge” che garantisce di tenere il virus sotto controllo.

Quindi cosa sta succedendo quest’anno: gli adulti si ammalano perché non hanno avuto il morbillo da piccoli, visto che non esisteva il vaccino, oppure se vaccinati non hanno fatto i dovuti richiami. La prima cosa da fare in questi casi è innanzitutto vaccinare i bambini, perché sono i più a rischio di complicanze (un bambino su 10 muore e 3 su 10 sviluppano complicanze a lungo termine) e perché rappresentano il veicolo maggiore di diffusione della malattia. Ecco perché Regione Lombardia ha pensato di richiamare i bambini “sfuggiti” alla vaccinazione.

10. Tra i vaccini che fanno discutere c’è quello antinfluenzale. Solo in pochi si vaccinano. Nel pensiero comune “di influenza non è mai morto nessuno”. Utile o inutile?

La bufala di qualche anno fa sulla morte di anziani a causa del vaccino antinfluenzale ci può essere di aiuto. In quell’anno abbiamo registrato il minimo storico di persone che hanno fatto il vaccino antinfluenzale; il risultato è stato il più alto numero di decessi e di ricoveri ospedalieri per influenza tra gli anziani. È vero che l’influenza in un soggetto adulto sano e con un sistema immunitario ottimale rappresenta solo un episodio fastidioso che si risolve con pochi giorni di riposo. L’influenza però può essere molto pericolosa per i bambini piccoli, con un sistema respiratorio ancora poco performante, per gli anziani e tutti i soggetti fragili, compresi ad esempio i pazienti oncologici o immunosoppressi. Per far sì che il virus circoli di meno è necessario che il numero maggior possibile di persone si vaccini (immunità di gregge): come Società Italiana di Pediatria ci stiamo battendo per vaccinare i bambini al di sotto dei 6 mesi. Anche tra i nostri operatori sanitari, compresi infermieri e medici, c’è poca consapevolezza dell’importanza di questo vaccino. Forse dovremmo seguire l’esempio degli Stati Uniti, dove non puoi entrare in reparto se non sei vaccinato oppure devi indossare la mascherina. La mascherina diventa quindi un modo per dichiarare a tutti che non sei vaccinato.

 

di Tiziana Azzani

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